In un mondo globalizzato le scelte politiche ed economiche, nel bene e nel male ricadono sempre sul singolo paese, sulla singola città. Per questo motivo, anche se le decisioni ci vengono “calate dall’alto” è essenziale opporre resistenza a quelle situazioni che minano il tessuto sociale. Abbiamo già detto che Acri si sta spopolando, i giovani partono per cercare lavoro altrove, l’economia cittadina è in forte sofferenza, e si vive uno stato di disagio generalizzato.
A chi dobbiamo dare la colpa dei nostri mali? Non c’è un vero e proprio colpevole, ci sono solo una serie di “congiunture negative”, di politiche nazionali e sovranazionali scellerate, che provocano i disastri che sono sotto gli occhi di tutti.
Amministrare una città come Acri non è facile, di questi tempi poi lo è ancora di più. Noi non abbiamo una ricetta per risolvere tutti i problemi ma, come abbiamo già fatto, possiamo suggerire piccole e grandi idee di rilancio della nostra città. La situazione attuale va affrontata necessariamente rendendo partecipe ampie fette della popolazione nei processi decisionali, coinvolgere le molte associazioni presenti sul territorio, osare ed essere coraggiosi nelle scelte, che se condivise hanno un forte impatto positivo.
La frattura tra il Paese reale e gli amministratori, sta diventando sempre più ampia. Difficile che si rimargini se non c’è una reale volontà di dialogo e non si inverte immediatamente la tendenza.
Abbiamo paura che si arrivi ad una guerra tra poveri, di cui si vedono già le prime avvisaglie, in cui dovremo spartirci quel poco di benessere che ci rimarrà. Quello di cui invece abbiamo bisogno è di recuperare il senso della comunità, il senso della partecipazione, l’orgoglio di essere acresi!
Molto spesso ci piangiamo addosso e ci lamentiamo, ma in verità siamo gente caparbia, grandi lavoratori, e orgogliosi delle proprie origini. Ci esaltiamo quando qualcuno di noi sale alla ribalta portando in alto il nome di Acri. Per questo siamo fieri di Fabio Curto, uno di noi. In una intervista ad una domanda che gli è stata rivolta: “Cosa ti porti dietro della tua terra? “, Fabio ha risposto: “Acri ha forgiato il mio animo guerriero, perché in quello che facevo non avevo sostegno. Del resto, è un destino comune a tanti giovani che vivono in Calabria”.
Noi siamo quello che siamo perché siamo nati e cresciuti ad Acri, con tutte le sue contraddizioni, e i sui limiti, facendo poi anche dei confronti, a volte spietati, con altre realtà con le quali veniamo a contatto.
Noi non vogliamo più piangerci addosso. Vogliamo e dobbiamo essere positivi, in fondo: non può piovere per sempre!
Firmato: “Libera Associazione Cittadini Acresi”
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